Più poteri alle Guardie Ambientali

La protezione dell’ambiente naturale non è un’attività così semplice come si potrebbe pensare, poiché riveste molti diversi ambiti che spaziano dal controllo del conferimento dei rifiuti, all’attività di vigilanza contro il bracconaggio; dal monitoraggio dello stato dei bacini d’acqua fino al censimento dei cani randagi. Tutte queste attività, e molte altre, sono necessarie per mantenere un corretto equilibrio tra ambiente urbano e ambiente naturale, affinché il primo non sia lesivo per il secondo, e quest’ultimo possa continuare ad essere una risorsa per i cittadini. Le forze dell’ordine dello Stato non sono spesso sufficienti per fare tutto ciò che è necessario e per svolgere un’adeguata tutela del territorio; questo è il motivo per cui in tutta Italia, da nord a sud, sono nate numerose associazioni di volontari che offrono spontaneamente il proprio tempo per garantire un supporto nell’attività di monitoraggio e repressione di comportamenti lesivi. Si tratta delle cosiddette GAV; Guardie Ambientali Volontarie, il cui ruolo però spesso non è adeguatamente capito (e apprezzato) né dal potere costituito né dalla cittadinanza. Infatti le guardie volontarie vengono a volte chiamate con nomignoli, appellativi curiosi e anche vagamente offensivi, come “polizia fai da te” o “copia e incolla delle guardie forestali”. Questi nomignoli, ancorché innocui, celano la profonda ignoranza diffusa circa l’importantissimo ruolo che svolgono le GAV, e, ancor peggio, la colpevole indifferenza delle istituzioni. Di fatto, le guardie volontarie per l’ambiente sono investite di poteri che le rendono in tutto e per tutto dei Pubblici Ufficiali, né più né meno, ad esempio, che la Polizia Giudiziaria. Eppure nel nostro Paese ancora non esiste una legislazione specifica che regolamenti i loro compiti e definisca in modo più preciso e circostanziato i limiti del loro potere. Una legislazione chiara servirebbe a due scopi: a dare maggiore dignità all’alto compito delle GAV, che prestano il loro servizio in modo completamente gratuito con puro spirito di abnegazione, e anche a limitare comportamenti che potrebbero travalicare i limiti consentiti. Tra i vari ministri al governo, solo Dario Franceschini, Ministro ai Beni Culturali, ha dimostrato interesse nei confronti di una ufficializzazione del ruolo delle GAV, che però resta un discorso ancora latente nelle discussioni parlamentari. A sollevare il problema è Ennio La Malfa, presidente dell’Accademia Kronos Onlus, il quale si occupa da alcuni anni di effettuare dei percorsi formativi rivolti ad aspiranti guardie ambientali. La Malfa ribadisce l’importanza di dare un’adeguata formazione a chi voglia dedicare il proprio tempo alla tutela dell’ambiente, poiché la buona volontà da sola non basta a sapere come comportarsi in certe situazioni. Inoltre è anche necessario che le GAV conoscano a menadito le leggi vigente in materia ambientale se vogliono sapere con certezza quando e in che limiti possono intervenire in caso di infrazioni alle regole. Ma La Malfa guarda anche oltre: ritiene che le GAV potrebbe diventare ben di più di semplici volontari. Qualora venissero riconosciute a livello di legge, potrebbero attingere a numerosi finanziamenti europei e diventare a tutti gli effetti una nuova figura professionale che rientri nell’ambito dei “green jobs” tanto sponsorizzati dalla comunità europea. Per i giovani potrebbe rappresentare un interessante sbocco lavorativo, tanto più che c’è bisogno di persone con competenze tecnologiche per manovrare i droni e le numerose attrezzature che oggi esistono per il controllo del territorio. Per il momento queste istanze cadono nel vuoto, ma si auspica che in futuro anche il governo riesca a cogliere le grandi potenzialità insite nel mestiere di guardia ambientale.

Un nuovo amico in famiglia: il cane

Oramai è deciso, dopo tante discussioni in famiglia, la “maggioranza” ha confermato l’intenzione di adottare un nuovo membro in casa: è in arrivo un cane.
Adesso si tratta solamente di scegliere la razza… aiuto, ce ne sono circa quattrocento!!!
Vediamo allora insieme, come affrontare questa scelta:
Innanzitutto, cosa ci aspettiamo dal nuovo arrivato? Deve tenere compagnia ai bambini, fare la guardia alla casa o essere un ausiliario per le uscite del babbo nella caccia?
Quanto spazio abbiamo a disposizione per le sue esigenze, affinché non sia d’impiccio e non soffra di eventuali limitazioni?
Quanto tempo possiamo dedicargli al giorno, per la sua cura, le sue necessità, la compagnia e l’affetto che anche lui merita di ottenere da noi? Possiamo evitare che il papà lo trascuri quando si dedica a giocare sul portale richslots?
Altro punto su cui soffermarci è sicuramente la scelta del sesso: beninteso che tutti siamo consapevoli del fatto fisiologico che una femmina vada in calore, mi soffermerei di più sulla differenza caratteriale tra i due sessi. In animali di grossa taglia questa risulta più rimarcato, il maschio è un “supervisore” che cerca di sconfiggere l’avversario o il concorrente (così etologicamente definirei l’estraneo alla famiglia) con la presenza fisica e delimitando il territorio con l’urina.
La femmina è sicuramente più docile come carattere ma è per indole, una fortissima combattente. Pensate che nel caso di una zuffa, due maschi si mordono ma se uno dei due cede il “vincitore” si allontana, due femmine interrompono la lotta solo con la morte dell’avversaria.
Avete visto quante domande sono d’obbligo quando decidiamo di accettare nella nostra famiglia un nuovo elemento e dobbiamo essere consapevoli delle necessità di qualsiasi essere vivente, compreso il cane!!
Dopo aver risposto a queste domande possiamo cominciare a valutare quale tipo di cane, sia adatto a ricevere ciò che possiamo offrirgli.
Esistono in commercio diversi libri (e siti internet come il nostro) che descrivono tutte le razze, con le loro caratteristiche principali e taglie.
Ricordiamoci che le mode passano molto in fretta, e che pertanto la scelta dovrà essere effettuata cercando di far collimare il nostro carattere, la “nostra” indole, il nostro temperamento a quello di una razza canina a noi più simile.
L’animale si troverà così a non dover reprimere l’istinto e noi goderemo appieno del suo perfetto stato psichico. Importante valutare se il cane potrà vivere all’aperto o se
non disponendo di un area verde, starà in un appartamento. Quindi ponderiamo bene la scelta nel caso in cui il cane necessiti di molto moto quotidiano o se una passeggiatina è sufficiente per i bisogni ed il sofà rimane la sua postazione preferita
Infine, ma non da sottovalutare, attenzione anche ai vicini di casa: potrebbero rivelarsi un grave problema!!
Ci sono leggi condominiali molto precise, ma per quieto vivere sarebbe bene non essere di disturbo con pianti, abbai continui quando qualcuno passa davanti al pianerottolo o ciocche di pelo lungo le scale o sull’ascensore.

Per non intimorirvi troppo prima dell’ingresso nella vostra vita del nuovo amico (canarino o pitone che sia), abbiamo omesso alcune importanti nozioni, che devono essere rispettate come da “Dichiarazione dei diritti” del 14/08/1991.

I problemi comportamentali degli animali da compagnia

Il cane ed il gatto, hanno assunto negli ultimi anni, un ruolo sempre pių importante nella vita sociale dell’uomo. La stretta convivenza tra uomo ed animale ed il forte legame che spesso si instaura, soprattutto in ambito cittadino, possono perō portare all’insorgenza di disturbi comportamentali. Questi problemi possono essere affrontati indirizzando il proprietario verso una pių corretta gestione del proprio animale mediante l’applicazione di tecniche di modificazione comportamentale. Da questa nuova consapevolezza e dietro la richiesta sempre maggiore da parte dei proprietari di animali, nel 1998 nasce il Consultorio per i Problemi Comportamentali dei Piccoli Animale, allo scopo di fornire un supporto didattico alla Scuola di Specializzazione in Etologia Applicata e Benessere Animale dell’Universitā di Veterinaria di Milano. Il Consultorio, rappresenta il primo ed unico, centro in Italia, in cui docenti universitari, psicologi e medici veterinari si occupano della diagnosi e della terapia comportamentali del cane e del gatto.

COME FUNZIONA IL CONSULTORIO PER PICCOLI ANIMALI

I clienti che si rivolgono al Consultorio, vengono accolti alla prima visita, durante la quale, dopo un controllo neurologico ed una verifica delle condizioni fisiche dell’animale, verranno raccolti tutti i dati relativi all’animale, al suo comportamento, ai problemi presenti e fornite le prime indicazioni terapeutiche. Quindi, in un secondo incontro verranno considerati i progressi effettuati, definitivamente impostata la terapia comportamentale e programmati i successivi incontri. Nei casi in cui sarā ritenuto necessario, il personale specialistico, valuterā presso il domicilio, l’ambiente in cui vive l’animale e le eventuali correlazioni tra questo ed il problema comportamentale. Accanto alla terapia comportamentale vera e propria, i Clienti avranno la possibilitā di usufruire di un supporto, individuale relativo all’intero nucleo familiare, per affrontare problemi di rapporto con l’animale, o altri che possano eventualmente insorgere durante la terapia.

QUANDO DEVO RIVOLGERMI AL CONSULTORIO?

Le motivazioni che possono portare il possessore di un cane o di un gatto, a richiedere l’aiuto del consultorio, possono essere numerose, e di diversa natura, pertanto, se il vostro cane, tira al guinzaglio, abbaia se lasciato solo, č lui il vero padrone di casa e leader nella famiglia, ha paura dei rumori forti ed assordanti (botti, spari, temporali..), litiga con altri cani, č geloso di un nuovo membro della famiglia (un altro animale, o un bambino…). Oppure il vostro gatto, sporca fuori dalla cassetta, si fa le unghie sui mobili, non accetta gli “estranei”..il consultorio puō esservi d’aiuto.

DOVE POSSO RIVOLGERMI?

Le visite, individuali e con la necessaria presenza dell’animale domestico, si tengono presso l’Istituto di Clinica Chirurgica della Facoltā di Medicina Veterinaria, di Milano. Per informazioni ed appuntamenti telefonare al numero 02 50318026 il lunedi, mercoledi o venerdi mattina.

Cani: come gli animali aiutano l’uomo per l’agricoltura

Agli inizi dell’Ottocento l’uomo cominciō a guardare il cane come soggetto di allevamento e, a partire dalle inclinazioni naturali del lupo, esasperandole o affievolendole, grazie alla selezione naturale e poi a quella artificiale, furono sviluppate le tipologie che rivelano tutt’oggi le diverse attitudini naturali che il cane possedeva, come la caccia, la capacitā di riunire i greggi di animali selvatici, il fare la guardia agli accampamenti e combattere al nostro fianco durante le battaglie. In duecento anni di allevamento e selezione si č arrivati oggi ad un’iperspecializzazione delle razze, per cui al cane oggi, non viene pių solo chiesto di fare la guardia, di difenderci e di essere validi ausiliari nella caccia o di fare compagnia, ad essi oggi spettano compiti quali di guida e assistenza per disabili, di soccorso tra macerie e valanghe, vengono inoltre impiegati dalla polizia e dai carabinieri, e come sostegno psicologico durante alcune terapie mediche…

Se inizialmente i cani furono allevati e selezionati per le loro attitudini e facoltā, č negli ultimi duecento anni che si č cominciato ad allevare in base alla taglia, al colore e al pelo. La distinzione che inizialmente si faceva nella scelta dei soggetti si basava sui requisiti e le necessitā che un determinato stile di vita e certe condizioni geografiche e economiche richiedevano. La stesura degli standard di razza risale circa alla metā dell’Ottocento, quando furono introdotte anche le prime esposizioni di bellezza, e la loro comprensione č indispensabile per conoscere tutti gli aspetti dell’utilizzo di una razza nel momento in cui č stata selezionata. Le angolazioni allora servono per una maggiore ampiezza nel movimento, dei garretti dritti e verticali al terreno uniti ad un ginocchio ben flesso, assicureranno al cane potenza e aderenza al suolo, il rene corto per lo sprint… Nello standard risiedono dunque i motivi per cui una razza č stata ritenuta degna di essere selezionata e solo se analizzato in questa chiave puō essere uno strumento di lavoro e non una serie di antipatiche regolette che talvolta un giudice si permette di ricordarci.

Avvenne cosė che nel Nord America, le popolazioni Innuit crearono i cani da slitta, animali con spalle poderose in grado di ben sopportare carichi gravosi e una muscolatura possente che gli permettesse di percorrere lunghe distanze. In Asia emerse una tipologia di cani molto varia, che spaziava per taglia, mole e temperamento, dalle ossa pesanti dei mastini usati per i combattimenti, ai delicati e minuscoli cani da compagnia quali i pechinesi, passando per i velocissimi levrieri che furono inizialmente allevati per rincorrere e cacciare la selvaggina e, in seguito, usati anche guardiani di greggi e mandrie che sugli sterminati altopiani asiatici pascolavano liberi. Nel cercare di perpetuare le caratteristiche, furono rafforzate automaticamente anche le differenze tra le razze, cosė, struttura morfologica, densitā e colore del mantello furono anch’essi selezionati e, in un certo modo, fissati, insieme a temperamento, abilitā e addestrabilitā. La razza pių antica di cui siamo a conoscenza č l’estinto canis familiaris putjani, che visse circa dodici mila anni fa, da allora ad oggi si sono sviluppate migliaia di razze, molte delle quali sono oggi estinte, e vanno dal gigante al nano, mostrando un’eterogeneitā della specie impressionante. Oggi le razze canine riconosciute dalla Federazione Cinofila Internazionale (FCI) sono circa 400, suddivise in dieci gruppi: