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  Agli inizi dell'Ottocento l'uomo cominciò a guardare il cane come soggetto di allevamento e, a partire dalle inclinazioni naturali del lupo, esasperandole o affievolendole, grazie alla selezione naturale e poi a quella artificiale, furono sviluppate le tipologie che rivelano tutt'oggi le diverse attitudini naturali che il cane possedeva, come la caccia, la capacità di riunire i greggi di animali selvatici, il fare la guardia agli accampamenti e combattere al nostro fianco durante le battaglie. In duecento anni di allevamento e selezione si è arrivati oggi ad un'iperspecializzazione delle razze, per cui al cane oggi, non viene più solo chiesto di fare la guardia, di difenderci e di essere validi ausiliari nella caccia o di fare compagnia, ad essi oggi spettano compiti quali di guida e assistenza per disabili, di soccorso tra macerie e valanghe, vengono inoltre impiegati dalla polizia e dai carabinieri, e come sostegno psicologico durante alcune terapie mediche…

Se inizialmente i cani furono allevati e selezionati per le loro attitudini e facoltà, è negli ultimi duecento anni che si è cominciato ad allevare in base alla taglia, al colore e al pelo. La distinzione che inizialmente si faceva nella scelta dei soggetti si basava sui requisiti e le necessità che un determinato stile di vita e certe condizioni geografiche e economiche richiedevano. La stesura degli standard di razza risale circa alla metà dell'Ottocento, quando furono introdotte anche le prime esposizioni di bellezza, e la loro comprensione è indispensabile per conoscere tutti gli aspetti dell'utilizzo di una razza nel momento in cui è stata selezionata. Le angolazioni allora servono per una maggiore ampiezza nel movimento, dei garretti dritti e verticali al terreno uniti ad un ginocchio ben flesso, assicureranno al cane potenza e aderenza al suolo, il rene corto per lo sprint… Nello standard risiedono dunque i motivi per cui una razza è stata ritenuta degna di essere selezionata e solo se analizzato in questa chiave può essere uno strumento di lavoro e non una serie di antipatiche regolette che talvolta un giudice si permette di ricordarci.

Avvenne così che nel Nord America, le popolazioni Innuit crearono i cani da slitta, animali con spalle poderose in grado di ben sopportare carichi gravosi e una muscolatura possente che gli permettesse di percorrere lunghe distanze. In Asia emerse una tipologia di cani molto varia, che spaziava per taglia, mole e temperamento, dalle ossa pesanti dei mastini usati per i combattimenti, ai delicati e minuscoli cani da compagnia quali i pechinesi, passando per i velocissimi levrieri che furono inizialmente allevati per rincorrere e cacciare la selvaggina e, in seguito, usati anche guardiani di greggi e mandrie che sugli sterminati altopiani asiatici pascolavano liberi. Nel cercare di perpetuare le caratteristiche, furono rafforzate automaticamente anche le differenze tra le razze, così, struttura morfologica, densità e colore del mantello furono anch'essi selezionati e, in un certo modo, fissati, insieme a temperamento, abilità e addestrabilità. La razza più antica di cui siamo a conoscenza è l'estinto canis familiaris putjani, che visse circa dodici mila anni fa, da allora ad oggi si sono sviluppate migliaia di razze, molte delle quali sono oggi estinte, e vanno dal gigante al nano, mostrando un'eterogeneità della specie impressionante. Oggi le razze canine riconosciute dalla Federazione Cinofila Internazionale (FCI) sono circa 400, suddivise in dieci gruppi:

 
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